Restaurato con il finanziamento di Bonaldi Motori S.p.A.
Prova di pulitura eseguita
sul retro del monumento
Il monumento dopo il restauro
Tempo di restauro (previsto): 90 giorni
Tempo di restauro (effettivo): 97 giorni
(18/9-27/12/06
Bergamo – piazza Matteotti (Sentierone)
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Monumento alla Resistenza
Il Monumento al Partigiano, fusione a cera persa eseguita dalla fonderia MAF da una cera ritoccata personalmente da Giacomo Manzù, è caratterizzato, per volontà dell’artista, dall’uso di un bronzo di tonalità dorata.
Il restauro del 1993 aveva eliminato i prodotti di corrosione della lega di rame e ripristinato la tonalità voluta dall’artista.
L’esposizione agli agenti atmosferici ed in particolare agli inquinanti emessi dal traffico veicolare, e la perdita di gran parte del protettivo, per l’azione delle cicliche dilatazioni termiche, molto forti per la presenza di rame, avevano consentito la ripresa di fenomeni di corrosione ed in particolare la formazione di solfati, soprattutto sulle parti più esposte al dilavamento.
Le periodiche dilatazioni subite dal bronzo avevano provocato la cavillatura del protettivo e consentito l’infiltrazione di acqua da fenomeni di condensa.
L’umidità intrappolata sotto la finitura ne aveva provocato il distacco; i lacerti rimasti sulla superficie erano biancastri per la perdita di adesione al substrato.
La perdita del protettivo aveva provocato la formazione di solfati di rame, un deposito che alterava l’unità cromatica ed interferiva sulla percezione del modellato.
I depositi verdastri si erano formati soprattutto sulla capigliatura e sulle ciglia che, sporgendo leggermente, consentivano il ristagno e la ciclica evaporazione delle soluzioni.
Particolarmente complessa è risultata la pulitura delle superfici orizzontali dove si erano formati spessi strati di carbonato di calcio di neoformazione, il cui spessore è aumentato con il susseguirsi dei cicli di evaporazione dell’umidità che ristagnava sulla superficie.
La pulitura è stata eseguita con l’applicazione di impacchi di E.D.T.A. bisodico in acqua deionizzata, con la funzione di chelante dei depositi: un accurato controllo dei tempi di applicazione ha consentito di rimuovere il deposito senza attaccare la superficie.
Le operazioni di pulitura hanno consentito il recupero della tonalità dorata della lega bronzea, la stessa tonalità del dopo restauro del 1993 e soprattutto la stessa tonalità che Giacomo Manzù dette inizialmente alla preziosa scultura.
Si è evitato però un’eccessiva pulitura che annullasse il passaggio del tempo.
La superficie è stata protetta con una stesura di cera microcristallina in solvente che ha un elevato punto di fusione: questa caratteristica è importante perché il bronzo, sotto l’azione dell’irraggiamento solare, raggiunge temperature molto elevate.