Restaurato con il finanziamento della Fondazione Adele e Cav. Francesco Lonati
La facciata di Palazzo Loggia dopo il restauro.
Brescia – piazza della Loggia
Il porticato dopo il restauro.
Tempo di restauro previsto: 365 giorni
Restauro eseguito in 371 giorni (8/2/07-14/2/2008)
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Porticato di Palazzo Loggia
Nel 1484 la città di Brescia decise di dare corso ad un progetto per un nuovo palazzo, che fosse espressione grandiosa del "buon governo", onde sostituire l'originaria loggia e ad accentuare la monumentalità della piazza principale della città..
La costruzione del palazzo, che doveva ospitare le udienze del Podestà veneziano, il Consiglio Cittadino e il Collegio dei Notai, durò più di quattro secoli, accompagnata da complicate vicende progettuali e finanziarie. Dopo la presentazione da parte dell'architetto Tommaso Formentone del modello in legno, fu posta la prima pietra il 5 marzo 1492 con una solenne cerimonia alla presenza del vescovo, delle autorità venete e cittadine. L'antica attribuzione del progetto all'architetto Donato Bramante, pur non trovando conferme suggerisce l'origine prestigiosa di questo notevole esempio di architettura rinascimentale, riconducibile alla lezione di Andrea Mantegna e di Leon Battista Alberti.
Per rivestire la facciata si ricorse ad una schiera di lapicidi veneziani e lombardi e alla pietra bianca di Botticino, una località molto vicina alla città, assai nota per le sue cave.
L'ordine inferiore della facciata, terminato sostanzialmente nel 1501, è caratterizzato da colonne affiancate da pilastri che sostengono le grandi arcate intervallate da pennacchi con i busti degli imperatori romani (opera degli scultori milanesi Gaspare Coirano e Antonio della Porta detto il Tamagnino). Fra i capitelli, tutti di pregevole fattura, spiccano quelli con intreccio a paniere di una colonna della facciata e di una del portico.
Dopo aver interpellato numerosi architetti, fra cui Andrea Palladio, nel 1549 iniziò la fase di completamento della parte superiore del palazzo su progetto del celebre architetto della Serenissima Jacopo Sansovino. La direzione dei lavori fu invece assunta dall'architetto civico Ludovico Beretta che trasformò le trifore originarie in grandi finestre rettangolari.
Il portale di accesso agli ambienti interni, che sono disposti su due livelli, è stato progettato da Stefano Lamberti nel 1552 ed è affiancato da colonne e da due stupende fontanelle in marmo di Botticino.. Dall'atrio si accede al vasto salone di forma ottagonale detto "Vanvitelliano", in ricordo del famoso architetto napoletano Luigi Vanvitelli, autore dell'incompiuto progetto settecentesco di ricostruzione del palazzo. Il soffitto in legno del salone è sostenuto agli angoli da coppie di colonne in mattoni, poggianti su alti basamenti rivestiti in marmo.
Sempre al piano superiore si possono ammirare gli affreschi ornamentali (1902-1917) di alcuni pittori bresciani che si ispirarono alla pittura cinquecentesca. Ad Arturo Castelli si deve la "Brescia armata" (nel soffitto sopra lo scalone); a Cesare Bertolotti la lunetta con "Mercurio e Venere" (sulla parete sinistra dello scalone); a Gaetano Cresseri la "Roma vincitrice" (nel soffitto dell'atrio), le lunette con l'"Officina di Vulcano" e con "Cerere" (rispettivamente sopra l'ingresso del Vanvitelliano e sulla parte destra dello scalone), il "Ritrovamento della Vittoria Alata" (nello studio del Segretario Generale), due lunette (nello studio del Sindaco) e il fregio con i "Fanciulli danzanti" (nella segreteria).
Prima del distruttivo incendio del 1575 tutto questo piano del palazzo era occupato da un solo grandioso ambiente, circondato da colonne scanalate e con il soffitto ligneo impreziosito da tre grandi "teleri" dipinti da Tiziano Vecellio.
Sino al 1902, anno in cui si affidò all'architetto Antonio Tagliaferri il progetto per la realizzazione di uno scalone che consentisse l’accesso al piano superiore, veniva utilizzata la grande e ripida scala del 1508 inserita nel piccolo edificio a nord di Palazzo Loggia, oggi utilizzata saltuariamente e per particolari esigenze.
Nel 1908 fu eseguita l’attuale copertura del palazzo, ad imitazione di quella cinquecentesca, con una carena rivestita in lastre di piombo.