L'immagine evidenzia la continuità
progettuale delle luci realizzate per
Palazzo Marino e per la facciata della Chiesa.
Al centro della piazza si può vedere
il monumento ad Alessandro Manzoni,
anch'esso illuminato grazie a BNP Paribas.
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Santa Maria della Scala in San Fedele
La costruzione della chiesa di S.Fedele, così come la possiamo ammirare ai giorni nostri, iniziò nel 1569 per volere di San Carlo Borromeo, su progetto e direzione di Pellegrino Tibaldi, detto anche Pellegrino dé Pellegrini. Dieci anni più tardi la costruzione era terminata e il 24 giugno di quell’anno (1579) solennemente inaugurata anche se mancava ancora la cupola e l’abside. Fu lo stesso S.Carlo che, preceduto dal Capitolo della chiesa metropolitana e da gran folla, si recò dal Duomo a san Fedele, prelevò i corpi dei santi Fedele e Carpoforo e li collocò sotto l’altare maggiore provvisorio della nuova chiesa. Quindi, a concludere la cerimonia di inaugurazione, celebrò la santa Messa.
Lo stile della chiesa è così descritto dal Peroni in un suo studio sul Tibaldi. ”In san Fedele predomina la segmentazione dei ritmi strutturali: la navata è divisa in campate, attraverso le colonne libere. E’ uno spirito assiduamente analitico che noi incontriamo, che seziona lo spazio in modo che la suddivisione implichi e richieda la successiva, evitando la sosta e la pausa. Le colonne spinte innanzi sugli alti basamenti, e tra loro legate tra gli archi laterali e traversi, non appartengono solo a una suddivisione trasversale, né solo ad una laterale, ma simultaneamente ad entrambe (...). Le colonne libere costituiscono il primo e più leggibile dato strutturale della vicenda ritmica dei fianchi; non più fatto lineare di cornici e di modanature, ma intersecarsi dinamico nella terza dimensione”.
Nel 1586 si dette incarico a Martino Bassi di completare il lavoro del Tibaldi aggiungendo l’abside e la cupola. Ma il Bassi, che era da sempre avversario dichiarato del Tibaldi, voleva trasformare l’abside da rotonda a quadrata, e soltanto la sua morte, avvenuta nel 1591, impedì che ciò avvenisse. Ripresi i lavori nel 1638, che durarono sino al 1643, si procedette alla costruzione della cupola e del coro con la direzione artistica del Richini e con la sovrintendenza di padre Bernardo Gennaro il quale non volle mutare nulla dei disegni del Tibaldi.
I confessionali, opera rara dei tre fratelli intagliatori Giovanni, Giacomo e Gianpaolo Taurino, erano già stati realizzati tra il 1596 e il 1603, mentre la sagrestia, dai più considerata la più bella di Milano, costituisce il capolavoro di fratel Daniele Ferrari che la iniziò nel 1639 per concluderla poco prima del 1670. Anche il pulpito e il tabernacolo ligneo sono opera di fratel Daniele Ferrari, che in questo caso ha lavorato su disegno del Richini.
Sono molte altre le opere di grande pregio artistico che si trovano all’interno della chiesa, come i candelabri sulla balaustra, ad esempio, attribuiti ad Annibale Fontana, o anche alcuni altari, e poi la campana maggiore, fusa nel 1677, e quella media dedicata a san Fedele fusa nel 1693, tutte opere degne della massima considerazione.